E’ un’ordinaria vicenda familiare, che ho cercato di narrare nella sua straordinaria realtà affrontando, spero con sufficiente umiltà, il tema del rapporto tra dolore e amore, come essi si generino e si alimentino a vicenda.
Pubblicato: ottobre 2024
OK, sono un inguaribile amante della Storia e dei suoi
suggerimenti. Avete mai guardato la cartina dell’Europa orientale? L’Ukraina,
ex Repubblica Socialista Sovietica, occupa uno spazio molto consistente che si
incunea in quello della Russia propriamente detta (si giustifica la
denominazione datale nel tempo dai russi: Piccola Russia o Russia di Kiev).
Qualora la Russia rimanesse nei confini residui dopo il crollo del regime
sovietico e la diaspora delle regioni più autonome, resterebbe senza altro
sbocco sul mare che quelli di S.Pietroburgo (un buco nella costa baltica) e di
un pezzetto di costa a sud del Mar di Azov (una specie di lago in condominio con
l’Ukraina) sul Mar Nero orientale, privo di porti adeguati. Poi resta solo il Polo
nord, ghiacciato. Una delle politiche più continue e rilevanti della Russia, sia
sotto gli zar sia con i sovietici, è stata quella di conquistarsi lo sbocco sul mare
più congruo alle sue dimensioni, tenendo conto che, sia nel Baltico sia nel Mar
Nero, per l'accesso agli oceani sarebbe comunque soggetta al passaggio lungo Stretti di mare controllati
da altri. Questo, per spiegare come mai
già gli zar, e in continuum con essi i sovietici, si siano dati da fare per
acquisire parti di costa più rilevanti: al nord, occupando le cosiddette
repubbliche baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), al sud strappando
all’impero ottomano la costa ukraina –
dove lo zar russo fondò alla fine del ‘700 la città di Odessa, che divenne il più
importante porto russo sul Mar Nero. Detto tutto ciò, a me appare chiaro che, al
di là della tragedia causata dall' orribile guerra ancora in corso, la Russia
non potrà mai accettare la situazione verificatasi nel momento della sua
massima debolezza e tenderà sempre a riprendere almeno ciò che in qualche modo
le dia garanzie di sopravvivenza come “potenza” mondiale: sbocco significativo
sul Mar Nero e confini sicuri sul Caucaso e verso l’Europa centrale. Dico questo perché, a mio parere, se si vuole
una situazione di pace riconosciuta e possibilmente duratura, due sono le
ipotesi: 1. si contrattano, tra Russia e repubbliche limitrofe, in particolare Ukraina e Georgia, confini nuovi e più stabili,
garantiti dall’U.E. e dalle altre due potenze USA e Cina; 2. ovvero, in alternativa: si procede al lento strangolamento
della Russia sul piano economico e magari militare, con ulteriori smembramenti
di territori resi autonomi, fino a rendere la Russia pari a quell’antico territorio
del principato di Mosca, uno dei tanti piccoli Stati che si formerebbero
nell’immensa pianura sarmatica fino ai monti Urali (nella parte asiatica ci
sarebbe spazio per una repubblica di Siberia, si amplierebbe la Mongolia e il
terminale verso lo stretto di Bering finirebbe sotto il controllo cinese).
Corollario: tutti i singoli nuovi staterelli ex Russia europea verrebbero a far
parte dell’U.E. Su questa seconda
ipotesi, tuttavia, si dovrebbe avere il consenso della Cina e non solo (India e
molti altri Paesi importanti asiatici e non). Confesso che questa ipotesi si allinea abbastanza alla intuizione fantapolitica di Orwell, che nel
suo libro “1984” (Il Grande Fratello), prefigurò un mondo diviso in tre grandi
macro Stati: Oceania (USA, Americhe, Gran Bretagna, Australia) – Eurasia (Europa
continentale compresa Russia, con Siberia e nord Asia) - Estasia (Cina, Giappone, India, Indocina e
Indonesia). L’Africa sarebbe stata divisa tra le influenze dei macro Stati,
ovviamente sempre in guerra tra loro con mutamenti di alleanze, ma senza
conseguenze decisive per l’umanità.
CARISSIMA ORIANA ....
la tua grandezza come giornalista e scrittrice è ben nota e condivisa. Altrettanto condivisibile è da parte mia la tua posizione personale sulla diversità tra culture e civiltà e sul loro diverso valore (concetto purtroppo oggi condannato da un malinteso senso di "eguaglianza", political correct). Lasciami, tuttavia, contestare la tua analisi storico-sociologica sul fenomeno delle nostre ripetute emigrazioni del passato. Partiamo dagli Sati Uniti: è vero che quel Paese nell'800 era spopolato, con larghissimi territori quasi deserti: peccato che gli italiani non andarono a popolare quegli spazi bensì a sovrappopolare i bassifondi delle maggiori metropoli, tipo New York e Chicago, perchè si va dove c'è ricchezza e lavoro; e per ovvi motivi sociali culturali una parte di loro - minoritaria - si dedicò alla malavita, tanto da far identificare il "tipo italiano" con la definizione di "gangster" o "mafia" tout court, oltre che "mangiaspaghetti". Per le malefatte della minoranza dovette subire pregiudizi e maltrattamenti l'intera popolazione di origine italiana, per parecchi decenni. Continuo con la più recente e ultima emigrazione storicamente di massa da parte italiana, quella non citata, mi pare, nella tua dissertazione: esattamente l'emigrazione verso il Belgio e la Germania occidentale (miniere e fabbriche). Basta rileggere i documenti, le inchieste giornalistiche e anche televisive degli anni '50 per rendersi conto di quanto dolore per pregiudizi e discriminazioni abbiano dovuto sopportare i nostri concittadini dell'epoca. Un conto è battersi affinché la nostra civiltà e il nostro stile di vita resti immodificato in seguito all'arrivo di stranieri, altro è condannarli senz'altro al "rogo" per le loro diversità: il vero scopo di ogni essere "civile" dovrebbe risiedere proprio nella sua capacità di comprendere, trovare ciò che unisce e isolare ciò che divide, mantenendo fermo il quadro di valori cui tutti - stranieri e non - debbono attenersi. Maurizio Corsale
Alcuni del Club calcistici europei più noti e, secondo loro, più "titolati", hanno deciso di formare una Lega "privata" con partecipanti predefiniti per sempre, salvo un piccolo numero "variabile" di club che sarebbero invitati dagli stessi promotori di volta in volta in base ai risultati da essi conseguiti ma anche dei patrimoni economici vantati...
Sembrerebbe una "piccola" follia sognante di super manager o super presidenti/proprietari che desiderano mettere in particolare luce la loro "aristocrazia" e ottenere proventi proporzionati agli sforzi fin qui prodotti...
E' invece una "grandissima truffa" per i seguenti motivi:
a) nello sport - e il calcio è uno sport, fino a prova contraria - è fondamentale la competizione e la partecipazione più ampia possibile: se si verificasse una separazione netta tra "i più forti" e gli altri, verrebbe meno lo sport e subentrerebbe il "teatro dei virtuosi", un palcoscenico di esibizioni senza alcun senso e significato sportivo, giacché varrebbe solo e soltanto la dimensione dell'investimento economico e finanziario (che già oggi inquina scorrettamente il sistema);
b) la scelta dei club appare chiaramente volta ad assicurarsi la partecipazione a una competizione di vetta senza i rischi della selezione naturale dei campionati nazionali o il confronto con club meno conosciuti ma di tanto in tanto capaci di "mettere i bastoni tra le ruote" e fare l'impresa... Scelta dunque, che si qualifica come la più antisportiva possibile!
c) la scelta non a caso viene da club molto forti ma anche molto esposti sul piano finanziario a causa di investimenti (spesso errati) fatti, club che quindi desiderano maggiorare gli introiti, senza doverli condividere con la normale platea di altri competitors, e ripianare debiti e bilanci senza correre il rischi di ridimensionarsi, come accade a tutti gli altri...;
d) la scelta mostra tutta l'arroganza di chi pensa di potersi fare leggi per sé e per gli altri (ogni scelta di questo tipo NON è solo privata, ma incide su TUTTI) in base ad una supervalutazione di sé fatta peraltro con un'istantanea del momento, che vuole cristallizzare una realtà che è per definizione precaria e variabile;
e) dico realtà precaria e variabile proprio perché la stessa situazione economica dei club promotori risulta assai traballante (in Italia sappiamo di Inter e di Juventus, ma anche il Milan non ride, in Spagna certamente né Real né Barcellona godono di buona salute finanziaria...) e quindi quella scelta si presenta come un DISPERATO TENTATIVO DI SALVARE I PROPRI BILANCI SQUILIBRATI MANTENENDO LE POSIZIONI DI VETTA in qualche modo raggiunte negli ultimi anni.
La scelta dei promotori della Superlega europea di calcio è, quindi, una VERA E PROPRIA TRUFFA nei riguardi di tutti gli altri club, delle associazioni internazionali di cui hanno fatto parte fino ad ora e, soprattutto, nei confronti di tutti i tifosi di calcio.
Aggiungo una piccola considerazione: di Agnelli non mi meraviglio, ricordando come già suo padre, il famoso Gianni, iniziò con anni '70 del secolo scorso la sua "programmazione" per raggiungere, di riffa o di raffa, il massimo dei risultati al fine di ampliare al massimo il "bacino di tifosi", inteso come il panorama di "clienti" in una logica di puro aziendalismo industriale tendente al monopolio italiano... Alla faccia di ogni filosofia "sportiva"!
2222 anni or sono, nel mese di ottobre, fu combattuta a Zama una delle più grandi e importanti battaglie della storia: erano di fronte l'armata di Roma e quella di Cartagine.
Roma, che aveva resistito con la maggior parte dei suoi federati e degli alleati italici per ben 20 anni alla pressione causata dall'invasione e dalla presenza in Italia da parte di Annibale ("il più grande generale della storia" secondo T.Mommsen) costellata di vittorie sbalorditive, vedeva infine premiata la sua tenace resistenza e la tenuta del suo sistema politico avendo costretto il suo acerrimo nemico al rientro definitivo in Africa per difendersi - ora sì, proprio difendersi - dall'attacco portatogli in patria da Publio Cornelio Scipione. La vittoria arrise, com'è ampiamente noto, ai Romani e fu decisiva per la corrispondente sconfitta dell'egemonia cartaginese in tutto il mediterraneo, soppiantata allora da quella italica facente capo a Roma.
Troppo poco, a mio avviso, si riflette sull'importanza fondamentale che quella vittoria romana ebbe per lo sviluppo di tutta la storia dell'Europa e del mondo occidentale. L'eventuale sconfitta romana, possibile sicuramente per le risorse soprattuto finanziarie della concorrente e per le capacità del suo grande generale, avrebbe comportato l'espansione e la radicalizzazione dell'egemonia imperiale di un popolo di cultura mediorientale - i fenici - poco avvezzo a considerare poco più che schiavi i popoli sottomessi e assai poco permeato di quei caratteri ellenistici che furono viceversa diffusi in tutto l'occidente proprio da Roma.
La vittoria di Zama, invece, giunta al termine di una lunghissima guerra difensiva o di contesa concorrenziale, costituì l'inizio di un cammino secolare che ha portato alla realizzazione del primo e prolungato esperimento di una grande area di convivenza pacifica e civile di popoli diversi e uniti da una legge che ne regolava e favoriva i rapporti economici e commerciali (una globalizzazione ante litteram), dove alla fine tutti i soggetti, di qualsiasi provincia o regione, avevano la medesima "cittadinanza", vale a dire i medesimi diritti e doveri (costitutio antoniniana di Caracalla, 212 d.c.).
Ogni guerra vittoriosa, ogni ampliamento dell'area di influenza da parte di Roma si è realizzato sempre per interventi richiesti o sollecitati da popoli in conflitto, mai per pura voglia di conquista: perfino le guerre condotte da Cesare nelle Gallie, da molti considerate appunto dovute a brama di sopraffazione e di gloria personale, ebbero inizio e si svilupparono proprio per le discordie e la conflittualità interna alle tribù galliche e germaniche.
Non c'è dubbio alcuno del ruolo fondamentale e decisivo di Roma nella civilizzazione e nello sviluppo economico e culturale di tutti i popoli europei, compreso quello slavo nei confronti del quale l'ultimo potere bizantino orientale (che si auto chiamava: "oi romanoi") proseguì l'opera già compiuta nei popoli occidentali.