lunedì 11 novembre 2024

 

"NESSUN  TEMPO  E'  INFINITO"




E’  un’ordinaria vicenda familiare,  che ho cercato di narrare nella sua straordinaria realtà affrontando, spero con sufficiente umiltà, il tema del rapporto tra dolore e amore,  come essi si generino e si alimentino a vicenda.

Pubblicato:   ottobre 2024

mercoledì 13 aprile 2022

RUSSIA, EUROPA, MONDO: QUALE POSSIBILE DESTINO ?

 

OK, sono un inguaribile amante della Storia e dei suoi suggerimenti. Avete mai guardato la cartina dell’Europa orientale? L’Ukraina, ex Repubblica Socialista Sovietica, occupa uno spazio molto consistente che si incunea in quello della Russia propriamente detta (si giustifica la denominazione datale nel tempo dai russi: Piccola Russia o Russia di Kiev). Qualora la Russia rimanesse nei confini residui dopo il crollo del regime sovietico e la diaspora delle regioni più autonome, resterebbe senza altro sbocco sul mare che quelli di S.Pietroburgo (un buco nella costa baltica) e di un pezzetto di costa a sud del Mar di Azov (una specie di lago in condominio con l’Ukraina) sul Mar Nero orientale, privo di porti adeguati. Poi resta solo il Polo nord, ghiacciato. Una delle politiche più continue e rilevanti della Russia, sia sotto gli zar sia con i sovietici, è stata quella di conquistarsi lo sbocco sul mare più congruo alle sue dimensioni, tenendo conto che, sia nel Baltico sia nel Mar Nero, per l'accesso agli oceani sarebbe comunque soggetta al passaggio lungo Stretti di mare controllati da altri. Questo, per spiegare come mai già gli zar, e in continuum con essi i sovietici, si siano dati da fare per acquisire parti di costa più rilevanti: al nord, occupando le cosiddette repubbliche baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), al sud strappando all’impero ottomano  la costa ukraina – dove lo zar russo fondò alla fine del ‘700  la città di Odessa, che divenne il più importante porto russo sul Mar Nero. Detto tutto ciò, a me appare chiaro che, al di là della tragedia causata dall' orribile guerra ancora in corso, la Russia non potrà mai accettare la situazione verificatasi nel momento della sua massima debolezza e tenderà sempre a riprendere almeno ciò che in qualche modo le dia garanzie di sopravvivenza come “potenza” mondiale: sbocco significativo sul Mar Nero e confini sicuri sul Caucaso e verso l’Europa centrale.  Dico questo perché, a mio parere, se si vuole una situazione di pace riconosciuta e possibilmente duratura, due sono le ipotesi: 1. si contrattano, tra Russia e repubbliche  limitrofe, in particolare Ukraina e Georgia, confini nuovi e più stabili, garantiti dall’U.E. e dalle altre due potenze USA e Cina;  2. ovvero, in alternativa: si procede al lento strangolamento della Russia sul piano economico e magari militare, con ulteriori smembramenti di territori resi autonomi, fino a rendere la Russia pari a quell’antico territorio del principato di Mosca, uno dei tanti piccoli Stati che si formerebbero nell’immensa pianura sarmatica fino ai monti Urali (nella parte asiatica ci sarebbe spazio per una repubblica di Siberia, si amplierebbe la Mongolia e il terminale verso lo stretto di Bering finirebbe sotto il controllo cinese). Corollario: tutti i singoli nuovi staterelli ex Russia europea verrebbero a far parte dell’U.E.  Su questa seconda ipotesi, tuttavia, si dovrebbe avere il consenso della Cina e non solo (India e molti altri Paesi importanti asiatici e non). Confesso che questa ipotesi si allinea abbastanza alla intuizione fantapolitica di Orwell, che nel suo libro “1984” (Il Grande Fratello), prefigurò un mondo diviso in tre grandi macro Stati: Oceania (USA, Americhe, Gran Bretagna, Australia) – Eurasia (Europa continentale compresa Russia, con Siberia e nord Asia)  - Estasia (Cina, Giappone, India, Indocina e Indonesia). L’Africa sarebbe stata divisa tra le influenze dei macro Stati, ovviamente sempre in guerra tra loro con mutamenti di alleanze, ma senza conseguenze decisive per l’umanità.

martedì 26 ottobre 2021

 CARISSIMA  ORIANA ....

la tua grandezza come giornalista e scrittrice è ben nota e condivisa. Altrettanto condivisibile è da parte mia la tua posizione personale sulla diversità tra culture e civiltà e sul loro diverso valore (concetto purtroppo oggi condannato da un malinteso senso di "eguaglianza", political correct). Lasciami, tuttavia, contestare la tua analisi storico-sociologica sul fenomeno delle nostre ripetute emigrazioni del passato. Partiamo dagli Sati Uniti: è vero che quel Paese nell'800 era spopolato, con larghissimi territori quasi deserti: peccato che gli italiani non andarono a popolare quegli spazi bensì a sovrappopolare i bassifondi delle maggiori metropoli, tipo New York e Chicago, perchè si va dove c'è ricchezza e lavoro; e per ovvi motivi sociali  culturali una parte di loro - minoritaria - si dedicò alla malavita, tanto da far identificare il "tipo italiano" con la definizione di "gangster" o "mafia" tout court, oltre che "mangiaspaghetti". Per le malefatte della minoranza dovette subire  pregiudizi e maltrattamenti l'intera popolazione di origine italiana, per parecchi decenni. Continuo con la più recente e ultima emigrazione storicamente di massa da parte italiana, quella non citata, mi pare, nella tua dissertazione: esattamente l'emigrazione verso il Belgio e la Germania occidentale (miniere e fabbriche). Basta rileggere i documenti, le inchieste giornalistiche e anche televisive degli anni '50 per rendersi conto di quanto dolore per pregiudizi e discriminazioni abbiano dovuto sopportare i nostri concittadini dell'epoca. Un conto è battersi affinché la nostra civiltà e il nostro stile di vita resti immodificato in seguito all'arrivo di stranieri, altro è condannarli senz'altro al "rogo" per le loro diversità: il vero scopo di ogni essere "civile" dovrebbe risiedere proprio nella sua capacità di comprendere, trovare ciò che unisce e isolare ciò che divide, mantenendo fermo il quadro di valori cui tutti - stranieri e non - debbono attenersi.  Maurizio Corsale

 

lunedì 19 aprile 2021

EUROLEGA FOOTBALL: LA GRANDE TRUFFA !

 Alcuni del Club calcistici europei più noti e, secondo loro, più "titolati", hanno deciso di formare una Lega "privata" con partecipanti predefiniti per sempre, salvo un piccolo numero "variabile" di club che sarebbero invitati dagli stessi promotori di volta in volta in base ai risultati da essi conseguiti ma anche dei patrimoni economici vantati...

Sembrerebbe una "piccola" follia sognante di super manager o super presidenti/proprietari che desiderano mettere in particolare luce la loro "aristocrazia" e ottenere proventi proporzionati agli sforzi fin qui prodotti...

E' invece una "grandissima truffa" per i seguenti motivi: 

a) nello sport - e il calcio è uno sport, fino a prova contraria - è fondamentale la competizione e la partecipazione più ampia possibile: se si verificasse una separazione netta tra "i più forti" e gli altri, verrebbe meno lo sport e subentrerebbe il "teatro dei virtuosi", un palcoscenico di esibizioni senza alcun senso e significato sportivo, giacché varrebbe solo e soltanto la dimensione dell'investimento economico e finanziario (che già oggi inquina scorrettamente il sistema);

b) la scelta dei club appare chiaramente volta ad assicurarsi la partecipazione a una competizione di vetta senza i rischi della selezione naturale dei campionati nazionali o il confronto con club meno conosciuti ma di tanto in tanto capaci di "mettere i bastoni tra le ruote" e fare l'impresa... Scelta dunque, che si qualifica come la più antisportiva possibile!

c) la scelta non a caso viene da club molto forti ma anche molto esposti sul piano finanziario a causa di investimenti (spesso errati) fatti, club che quindi desiderano maggiorare gli introiti, senza doverli condividere con la normale platea di altri competitors, e ripianare debiti e bilanci senza correre il rischi di ridimensionarsi, come accade a tutti gli altri...;

d) la scelta mostra tutta l'arroganza di chi pensa di potersi fare leggi per sé e per gli altri (ogni scelta di questo tipo NON è solo privata, ma incide su TUTTI) in base ad una supervalutazione di sé fatta peraltro con un'istantanea del momento, che vuole cristallizzare una realtà che è per definizione precaria e variabile;

e) dico realtà precaria e variabile proprio perché la stessa situazione economica dei club promotori risulta assai traballante (in Italia sappiamo di Inter e di Juventus, ma anche il Milan non ride, in Spagna certamente né Real né Barcellona godono di buona salute finanziaria...) e quindi quella scelta si presenta come un DISPERATO TENTATIVO DI SALVARE I PROPRI BILANCI SQUILIBRATI MANTENENDO LE POSIZIONI DI VETTA  in qualche modo raggiunte negli ultimi anni.

La scelta dei promotori della Superlega europea di calcio è, quindi, una VERA E PROPRIA TRUFFA nei riguardi di tutti gli altri club, delle associazioni internazionali di cui hanno fatto parte fino ad ora e, soprattutto, nei confronti di tutti i tifosi di calcio. 

Aggiungo una piccola considerazione: di Agnelli non mi meraviglio, ricordando come già suo padre, il famoso Gianni, iniziò con anni '70 del secolo scorso la sua "programmazione" per raggiungere, di riffa o di raffa, il massimo dei risultati al fine di ampliare al massimo il "bacino di tifosi", inteso come il panorama di "clienti" in una logica di puro aziendalismo industriale tendente al monopolio italiano... Alla faccia di ogni filosofia "sportiva"!  

venerdì 25 settembre 2020


 OTTOBRE 202 a.c.: nasce il "mondo occidentale"

2222 anni or sono, nel mese di ottobre, fu combattuta a Zama una delle più grandi e importanti battaglie della storia: erano di fronte l'armata di Roma e quella di Cartagine. 

Roma, che aveva resistito con la maggior parte dei suoi federati e degli alleati italici per ben 20 anni alla pressione causata dall'invasione e dalla presenza in Italia da parte di Annibale ("il più grande generale della storia" secondo T.Mommsen) costellata di vittorie sbalorditive, vedeva infine premiata la sua tenace resistenza e la tenuta del suo sistema politico avendo costretto il suo acerrimo nemico al rientro definitivo in Africa per difendersi - ora sì, proprio difendersi - dall'attacco portatogli in patria da Publio Cornelio Scipione. La vittoria arrise, com'è ampiamente noto, ai Romani e fu decisiva per la corrispondente sconfitta dell'egemonia cartaginese in tutto il mediterraneo, soppiantata allora da quella italica facente capo a Roma. 

Troppo poco, a mio avviso, si riflette sull'importanza fondamentale che quella vittoria romana ebbe per lo sviluppo di tutta la storia dell'Europa e del mondo occidentale. L'eventuale sconfitta romana, possibile sicuramente per le risorse soprattuto finanziarie della concorrente e per le capacità del suo grande generale, avrebbe comportato l'espansione e la radicalizzazione dell'egemonia imperiale di un popolo di cultura mediorientale - i fenici - poco avvezzo a considerare poco più che schiavi i popoli sottomessi e assai poco permeato di quei caratteri ellenistici che furono viceversa diffusi in tutto l'occidente proprio da Roma.

La vittoria di Zama, invece, giunta al termine di una lunghissima guerra difensiva o di contesa concorrenziale, costituì l'inizio di un cammino secolare che ha portato alla realizzazione del primo e prolungato esperimento di  una grande area di convivenza pacifica e civile di popoli diversi e uniti da una legge che ne regolava e favoriva i rapporti economici e commerciali (una globalizzazione ante litteram), dove alla fine tutti i soggetti, di qualsiasi provincia o regione, avevano la medesima "cittadinanza", vale a dire i medesimi diritti e doveri (costitutio antoniniana di Caracalla, 212 d.c.).

Ogni guerra vittoriosa, ogni ampliamento dell'area di influenza da parte di Roma si è realizzato sempre per interventi richiesti o sollecitati da popoli in conflitto, mai per pura voglia di conquista: perfino le guerre condotte da Cesare nelle Gallie, da molti considerate appunto dovute a brama di sopraffazione e di gloria personale, ebbero inizio e si svilupparono proprio per le discordie e la conflittualità interna alle tribù galliche e germaniche.

Non c'è dubbio alcuno del ruolo fondamentale e decisivo di Roma nella civilizzazione e nello sviluppo economico e culturale di tutti i popoli europei, compreso quello slavo nei confronti del quale l'ultimo potere bizantino orientale (che si auto chiamava: "oi romanoi") proseguì l'opera già compiuta nei popoli occidentali.

sabato 25 aprile 2020

Il 25 aprile è una festa "divisiva"?

La festa del 25 aprile è divisiva? Oggettivamente oggi sembra proprio di sì. C’è da dire, tuttavia, che la festa nasce fin dall’inizio divisiva, nel senso che la gente del sud è stata liberata senza particolari traumi ben prima del 25 aprile 1945: nel sud, almeno fino a Cassino e poi a Roma, gli Alleati conquistarono facilmente il territorio e non fu necessario approntare una lotta parallela, quella che appunto al nord divenne la Resistenza. Riesce, quindi, difficile per la gente del sud “sentire” davvero quella festa, specie se collegata con una lotta partigiana ad essi sconosciuta, a meno che non si siano lette, studiate e capite – a scuola o altrove - le motivazioni e le condizioni in cui quella lotta storicamente si verificò e quindi anche il significato ideale di quella data. Viceversa, a nord della linea gotica dove rimasero attestati i tedeschi per almeno un anno e mezzo e dove si costituì la Repubblica di Salò, molti si trovarono a dover scegliere, senza mezzi termini, se partecipare alla prosecuzione della guerra a favore dei regimi nazifascisti ovvero unirsi a quella lotta partigiana che era già ampiamente diffusa in Francia, in Olanda, in Scandinavia e nei Balcani, per la demolizione di quei regimi nelle proprie nazioni e in tutta Europa: e nella scelta per la lotta clandestina si ritrovarono ex militari fedeli alla monarchia, liberali, cattolici, repubblicani, socialisti e comunisti. Appare chiaro, allora, che quella festa – riferita al giorno della “insurrezione generale” proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale e del conseguente crollo della Wermacht in Italia – sia particolarmente sentita tra le genti del nord che hanno vissuto sulla propria pelle quelle drammatiche vicende (comprese le rappresaglie e i massacri compiuti dai nazifascisti, tragedie che hanno generato, per reazione dopo la Liberazione, vendette talora anche atroci e immotivate da parte dei vincitori).
Ma questa divisione di tipo “storico-territoriale” sembra oggi superata e stravolta da un’altra divisione, di tipo squisitamente “politico”: a partire da circa un trentennio si è verificata una sensibile crescita dell’indifferenza nella popolazione, accompagnata - da parte delle forze politiche di destra - dall’insofferenza o da una vera e propria voglia di demolizione di ogni ideale legato alla data del 25 aprile. Le argomentazioni più serie che supportano queste tendenze ormai consolidate si possono riassumere in: eccesso di egemonia culturale politica esercitata nella prima repubblica dalle forze di sinistra che avrebbero pertanto “monopolizzato” la stessa lotta partigiana “facendola cosa propria” e, d'altra parte, la revisione di quel periodo storico nel senso della sua riqualificazione come “guerra civile” tra italiani appartenenti a ideali diversi e contrapposti, ma entrambi degni di stima storica e morale; guerra comunque da non festeggiare.
Sulla prima argomentazione si può serenamente essere d’accordo, anche se mi vien fatto di pensare che, considerate le condizioni ampiamente democratiche e liberali vigenti all’epoca, se davvero c’è stata una progressiva egemonia culturale della sinistra vuol dire che la cultura opposta risultava debole o inconsistente. Quanto alla rivisitazione del periodo storico 1943/45 la tesi della guerra civile non regge molto, a mio parere, perché presuppone che la scelta per la R.S.I. potesse essere davvero “libera”, malgrado i tedeschi alle costole e le punizioni mortali in caso diverso, a prescindere da quella parte di italiani visceralmente legati al fascismo e a Mussolini.
Concludo con la considerazione che, purtroppo, la tanto attesa e desiderata “polarizzazione” tra due soli forti concorrenti o schieramenti contrapposti, visceralmente contrari l’uno all’altro a prescindere dalle “cose da fare” (sulle quali magari potrebbero anche essere d’accordo), non aiuta a creare climi di conciliazione su di una festa che di per sé stessa dovrebbe vedere tutti d’accordo: la libertà in Italia è libertà di tutti, sia dei comunisti sia dei fascisti, e tutti dovrebbero festeggiarla con profonda partecipazione.

sabato 18 aprile 2020

IL FANATISMO

Sappiamo benissimo quanto sia deleterio o addirittura letale il fanatismo religioso, ma non possiamo sottovalutare quello "politico". Posso capire che ogni aggregazione che esprima un movimento e/o partito politico debba avere delle convinzioni di fondo che sorreggano quella aggregazione in vista di obiettivi di medio-lungo periodo, ma so per certo che l'attività politica si realizza seriamente attraverso una continua interpretazione delle variabili economiche e sociali che si manifestano storicamente, oggi quasi di mese in mese data la volatilità e la mutevolezza dello scenario in cui viviamo. Le più recenti votazioni in sede istituzionale europea ha visto il Movimento 5 Stelle scompaginarsi e sostanzialmente votare contro ipotesi di intervento economico che chiunque abbia un briciolo di cervello avrebbe sottoscritto di corsa, specie se in affanno e in emergenza come lo siamo in Italia (purtroppo spesso). La ridicola lotta ad ogni costo contro un meccanismo che comprende molti sottomeccanismi diversi e comunque almeno uno di questi in grado di aiutarci, ha portato i nostri "autorevoli" co-governanti a votare contro: probabilmente convinti anche dal fatto che Berlusconi e la Merkel invece lo appoggiassero. Vale a dire: non valuto un provvedimento in base a  quello che è e che può darmi, ma in base a chi altro lo vota. Alla faccia dell'autonoma valutazione, si preferisce fare sempre il contrario di quello che fa chi viene giudicato come l'avversario per antonomasia. Complimenti! Eppure nel Movimento ci sono alcune - poche - persone che un po' di cervello e di preparazione ce l'hanno, ma vedo che sono sempre in seconda o terza fila....